di Danilo Mason;
i disegni a china presenti nel libro sono di Bruno Antonello.
Stampato presso Grafica Veneta di Trebaseleghe (PD)
Leggi la poesia "A mama de tuti" tratta dal libro 'Na giossa de speransa
È incantevole, il raccontare poetico di Danilo Mason, il professore, il sempre sorridente, il generoso Mason, che vive nella pianura tra Mestre, Treviso, Castelfranco e Padova, proprio nel cuore della meglio coltivata campagna veneta di levante. E le montagne sono lontane, anche la Pieve, il "fiume sacro alla patria", (ma quale patria, ormai?), che scorre con sempre meno acqua di là di Treviso, nella dilatazione delle ghiaie dopo la stretta del Montello.
Incanta il suo tranquillo fervore; la sua donazione all'Africa affamata e dolorosa; il suo proporsi in benefiche serate musicali con un coro amico che alle sue poetiche letture emozionate in ritmo piano alterna canti che raccontano la terra e la gente, anche la fede.
A ogni mio pensiero, a ogni mio sorriso ammirato, a ogni gesto d'amicizia, Danilo ricambia con buone cose campagnole: i miracoli degli orti e delle vigne.
Ma subito ammonisce: "Chi massa, chi poco, chi gnente". E ci trattiene, quasi severamente, nella saggezza dei proverbi, proprio perché non ci lasciamo andare alle banalità di questo tempo senza più passioni, perfino senza amore.
Eccolo, il vero cristianesimo: lungo i fiumi o dentro la foresta, quasi un nuovo salmeggiare; eccolo in terra africana, dove il professore di scuola, il nobile poeta dei piccoli ricordi e delle emozioni quotidiane, si dona per vivere con i "suoi" poveri "on giorno de festa".
Mason si commuove e ci commuove. Questo è per lui, e ce lo fa capire inequivocabilmente, il definitivo tempo "missionario", dopo l'ispirato raccontare la vita contadina e le vicende quotidiane nelle precedenti, fortunate raccolte poetiche. Nell'Africa della povertà, della disperazione, delle ingiustizie, dello sfruttamento, del razzismo occidentale troviamo perfino il suo ideale ritorno all'infanzia. Mai come in questi versi l'abbiamo sentito così felicemente distaccato dal nostro controverso mondo di intolleranze e di frenetiche ambizioni, di opportunismi politici, di servilismi nei confronti di un potere che in pochi anni ci ha riportati all'età feudale.
I bambini africani giocano con un pallone "de carta e de pessa". E lui, naturalmente, gioca e corre e grida e ride con loro: i "suoi" bambini della savana. "Là dove el tramonto xe ligà a on fio". Come dire: là dove il tramonto è legato al nulla della nostra indifferenza.
presentazione di Bepi De Marzi
Recensione di "'Na giossa de speransa" di Gian Domenico Mazzocato





